L'Isola delle Rose era una piattaforma artificiale di circa 400 metri quadrati, costruita dall'ingegnere bolognese Giorgio Rosa nell'Adriatico, a poco meno di 12 chilometri dalla costa di Rimini. Il 1° maggio 1968 Rosa la proclamò repubblica indipendente, con l'esperanto come lingua ufficiale. Nessuno Stato la riconobbe. Il 25 giugno 1968 le forze dell'ordine italiane la occuparono e nel febbraio 1969 la Marina Militare la abbatté con l'esplosivo. La repubblica durò 55 giorni. Dal 2020 la vicenda è anche un film di Sydney Sibilia, che ne cambia diversi particolari.
Dove si trovava e com'era fatta
La piattaforma sorgeva circa 500 metri oltre il limite delle acque territoriali italiane di allora, al largo della costa nord di Rimini. Il primo articolo della costituzione dell'isola la collocava sulla linea ideale fra Torre Pedrera e Pola, sulla costa istriana. Torre Pedrera è l'ultima frazione della spiaggia di Rimini prima di Bellaria Igea Marina.
La struttura nasceva da un brevetto di Rosa. Un telaio di tubi d'acciaio, saldato a terra, fu portato in mare in galleggiamento e fissato al fondale con nove tubi principali, poi riempiti di cemento. Sopra si gettò un piano in laterizio armato, a circa 8 metri sul livello del mare. Un secondo piano fu avviato; il progetto ne prevedeva cinque. L'approdo per le barche si chiamava Porto Verde, in esperanto Haveno Verda.
| Caratteristica | Dato storico |
|---|---|
| Progettista | Giorgio Rosa, ingegnere (Bologna, 1925-2017) |
| Distanza dalla costa | poco meno di 12 km, circa 500 m oltre le acque territoriali del 1968 |
| Superficie | circa 400 m² |
| Sostegni | 9 tubi d'acciaio riempiti di cemento |
| Piani | uno completato, a circa 8 m sul mare; un secondo avviato |
| Proclamazione | 1° maggio 1968 |
| Occupazione | 25 giugno 1968 |
| Demolizione | esplosioni dall'11 al 13 febbraio 1969; affondamento il 26 febbraio |
Dal progetto del 1958 ai lavori in mare
Rosa scelse il punto sulla carta nautica nel luglio 1958. Nel 1960 fondò con la moglie, Gabriella Chierici, la SPIC (Società sperimentale per iniezioni di cemento): lei ne era la presidente, lui il direttore tecnico.
Il telaio d'acciaio, trainato da tre rimorchiatori, toccò il fondale il 31 luglio 1964. Non era ancora ancorato quando, nella notte fra il 12 e il 13 febbraio 1965, una mareggiata lo rovesciò. Fu rimesso in piedi con un pontone fra maggio e giugno dello stesso anno. Il mare e il meteo concedevano poche ore di lavoro alla settimana, e la costruzione andò avanti per anni.
Alla fine del 1966 la Capitaneria di porto di Rimini chiese di fermare i lavori, anche perché la zona era in concessione all'ENI. Rosa proseguì. Nel febbraio 1967 i piloni erano in posizione e il piano di 400 metri quadrati era costruito, sovrastato da una trivella che cercava acqua dolce sotto il fondale e la trovò. Nello stesso anno il senatore Gino Zannini, nato a Santarcangelo, presentò un'interrogazione: sospettava che in mare stesse nascendo una radio pirata.
Ancora in costruzione, la piattaforma era già diventata una curiosità. D'estate una motonave partiva più volte al giorno dal porto di Rimini con decine di passeggeri.
Perché fuori dalle acque territoriali
Nel 1968 il Codice della navigazione fissava il mare territoriale italiano a sei miglia marine dalla costa, poco più di 11 chilometri. Rosa costruì appena oltre quella linea, in acque internazionali, e su questa posizione fondò l'idea di uno Stato autonomo. Una legge del 14 agosto 1974 (n. 359) portò poi il limite a dodici miglia.
Il Consiglio di Stato respinse questo ragionamento. Per i giudici, anche in alto mare la piattaforma ostacolava l'uso del mare e i diritti esclusivi dell'Italia sulla piattaforma continentale, e i cittadini italiani restavano tenuti a rispettare le leggi dello Stato.
La repubblica in esperanto
Il nome ufficiale era Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj, Repubblica esperantista dell'Isola delle Rose. La notizia arrivò sui giornali il 22 giugno 1968, quando il Resto del Carlino raccontò il nuovo Stato al largo; il 26 giugno ne scrisse anche il Messaggero di Roma.
La bandiera era arancione, con uno stemma di tre rose rosse su campo bianco. A bordo c'erano un bar e un ufficio postale, e Rosa progettava altre attività commerciali sul modello dei piccoli Stati indipendenti come San Marino.
Moneta e francobolli
La moneta si chiamava mill, alla pari con la lira, ma non fu mai coniata né stampata. Restano invece i francobolli. Del valore da 30 mills furono stampati 5.000 esemplari in fogli da dieci, in vendita sull'isola dal 1° maggio al 25 giugno 1968: ne furono venduti circa mille. Dopo l'occupazione il valore ricevette la soprastampa Milita Itala Okupado, «occupazione militare italiana». Nel marzo 1969, a demolizione avvenuta, uscì una serie di tre valori con un motto latino sulla violenza che distrugge l'opera ma non l'idea.
L'occupazione del 25 giugno 1968
Alle 7 del mattino del 25 giugno una decina di imbarcazioni di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza circondò la piattaforma e ne prese possesso, senza violenza. A bordo c'era soltanto il custode, Pietro Bernardini. Rosa non ottenne il permesso di salire.
Il governo dell'isola protestò con un telegramma al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, che non rispose. Alla Camera il caso arrivò con due interrogazioni al ministro dell'Interno: quella di Stefano Menicacci, del 5 luglio 1968, che parlava di uno «Stato-burletta» con negozi, bandiera e francobolli, e quella di Nicola Pagliarani, del 10 luglio, che chiedeva i precedenti e la posizione ufficiale del Ministero.
La demolizione del 1969
L'8 agosto 1968 il ministero della Marina mercantile ordinò di abbattere la piattaforma. La Capitaneria di porto di Rimini lo tradusse nel decreto n. 2 del 16 agosto, notificato il giorno dopo a Gabriella Chierici come presidente della SPIC: demolire, oppure la demolizione sarebbe avvenuta d'ufficio.
Il 28 agosto la SPIC presentò ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo di sospendere la demolizione. Il ricorso fu respinto nell'udienza dell'8 ottobre 1968; la sentenza definitiva, la n. 718, arrivò il 14 novembre 1969, quando la piattaforma non esisteva più.
L'11 febbraio 1969 i sommozzatori della Marina Militare cominciarono a minare i piloni, dopo aver abbattuto le murature. In tre giorni fecero brillare quasi due tonnellate di tritolo, ma la struttura d'acciaio, deformata, restò in piedi. La burrasca del 26 febbraio 1969 la fece inabissare.
| Data | Avvenimento |
|---|---|
| Luglio 1958 | Rosa fissa il punto sulla carta nautica |
| 1960 | Nasce la SPIC, presieduta da Gabriella Chierici |
| 31 luglio 1964 | Il telaio d'acciaio tocca il fondale |
| 12-13 febbraio 1965 | Una mareggiata rovescia la struttura non ancora ancorata |
| Fine del 1966 | La Capitaneria di Rimini chiede di fermare i lavori |
| 1° maggio 1968 | Proclamazione della repubblica |
| 22 giugno 1968 | La notizia esce sui giornali |
| 25 giugno 1968 | Occupazione |
| 5 e 10 luglio 1968 | Interrogazioni Menicacci e Pagliarani alla Camera |
| 16-17 agosto 1968 | Decreto di demolizione della Capitaneria |
| 8 ottobre 1968 | Il Consiglio di Stato respinge il ricorso |
| 11-13 febbraio 1969 | Esplosioni della Marina Militare |
| 26 febbraio 1969 | La burrasca fa affondare la struttura |
| 14 novembre 1969 | Sentenza definitiva del Consiglio di Stato |
Giorgio Rosa e Gabriella Chierici
Giorgio Rosa era nato a Bologna il 7 maggio 1925. Dopo la demolizione non tornò più a Rimini. Morì nella sua città il 2 marzo 2017.
Gabriella Chierici, sua moglie dal 1960, non fu una comparsa. Presiedeva la società che costruì la piattaforma, ricevette l'ingiunzione di demolizione e firmò il ricorso al Consiglio di Stato.
Che cosa resta oggi dell'Isola delle Rose
Dalla spiaggia non si vede più nulla. I resti sono stati ritrovati sul fondale nel luglio 2009 da un centro subacqueo riminese: piloni, parti di muratura, una scaletta. Il sito ha una profondità massima di 12 metri ed è meta di immersioni accompagnate, proposte da centri subacquei su prenotazione.
L'aspetto reale dell'isola è documentato dalle fotografie di Davide Minghini (1915-1987), conservate nell'archivio fotografico della Biblioteca Gambalunga di Rimini: il cantiere, la vita a bordo, l'occupazione. Da un'intervista video a Rosa del 2009 è nato il documentario «Isola delle Rose. La libertà fa paura» di Stefano Bisulli e Roberto Naccari.
Il film del 2020 e la storia vera
L'incredibile storia dell'Isola delle Rose, diretto da Sydney Sibilia, è uscito su Netflix il 9 dicembre 2020, con Elio Germano nel ruolo di Giorgio Rosa e Matilda De Angelis in quello di Gabriella. Nel 2021 ha vinto tre David di Donatello (attrice e attore non protagonisti, a Matilda De Angelis e Fabrizio Bentivoglio, ed effetti visivi) e il Nastro d'Argento per la migliore commedia.
Il film racconta Gabriella come la fidanzata da riconquistare: nella realtà, nel 1968 era sposata con Rosa da otto anni e guidava la società costruttrice. La cornice delle udienze al Consiglio d'Europa di Strasburgo appartiene al racconto: nell'ottobre 1968 i legali di Rosa valutarono un ricorso a Strasburgo, ma la causa si decise davanti al Consiglio di Stato.
Il cinema a Rimini ha il suo luogo nel Fellini Museum, dedicato al regista nato in città.
Fonti: Biblioteca civica Gambalunga, Speciale Isola delle Rose; Camera dei deputati, resoconti delle sedute del 5 e del 10 luglio 1968; legge 14 agosto 1974, n. 359; Comune di Rimini, notizia del 21 aprile 2021; Regione Emilia-Romagna, portale Emilia-Romagna Turismo; Università di Catania, CRIO Papers n. 74/2024; Il Post, 9 dicembre 2020; Fondazione Nastri d'Argento, vincitori 2021; consultati il 10 ottobre 2026.