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Valbruna è l’Atlantide dell’Adriatico. Una città sommersa dalle acque davanti a Baia Vallugola, precipitata in fondo agli abissi in epoca remota e mai più ritrovata.

Si tratterebbe di una città di origine romana, i cui resti sarebbero apparsi nel corso della storia sulla spiaggia di Vallugola alimentando la leggenda e la speranza di trovare le tracce di Valbruna. Di tanto in tanto, infatti, riaffiorano dagli abissi strane formazioni dalla forma inequivocabile: capitelli, parti di colonne, pietre. Come se non bastasse, i pescatori, spinte le loro barche al largo in cerca di pesce, giurano di aver visto più di una volta le reti impigliarsi in strane strutture sommerse. Molti i sub che hanno setacciato i fondali marini alla ricerca di qualche reperto archeologico accertando la presenza di strutture le cui forme sono quelle di torri, piazze, parti di muro.

Come ogni leggenda che si rispetti, il dubbio è lecito. Ed è venuto anche a qualche storico, che dopo rilevazioni e studi, ha invece escluso l’esistenza di una città sommersa. Secondo le loro tesi, i reperti portati a riva dalla corrente altro non sarebbero reperti di una città sommersa ma cogoli, cioè blocchi di arenaria modellati dal mare fino ad assumere quelle forme particolari e ribattezzati sassi di Valbruna.

Ciononostante, gli stessi storici non escludono che una città anticamente possa essere andata distrutta, vista la particolare conformazione di un territorio solcato da ben cinque corsi d’acqua.

Ma Valbruna è mai esistita?
Nessun reperto archeologico può dimostrarlo, ma se vi capita di fare una passeggiate da queste parti e incontrare uno di questi sassi, non cercate spiegazioni logiche: nessuna prova potrà mai legittimare una leggenda o escluderla del tutto.

In fondo, non è forse questo il motivo del suo fascino?